|
Roma, 28 febbraio 2008 - OPENING 18.00
29 febbraio 21.30/24.00
Freaky Friday
ROMA – THE ROAD TO CONTEMPORARY ART
Nan Goldin, Andres Serrano, Douglas Gordon,
Christian Marclay, Anna Gaskell, Louise Lawler
|
|
ROMA – THE ROAD TO CONTEMPORARY ART - Freaky Friday |
 Nan Goldin, Andres Serrano, Douglas Gordon, Christian Marclay, Anna Gaskell, Louise Lawler La galleria Ugo Ferranti continua il suo viaggio nell’arte proponendo una rassegna di artisti che utilizzano come mezzo espressivo la fotografia. Roma, 28 febbraio 2008 - OPENING 18.00 Douglas Gordon considerato uno degli artisti contemporanei degli ultimi anni, esplora attraverso la sua arte quelle che sono le prerogative dell’animo umano. Tra timore e tentazione, vita e morte, divino e diabolico, peccato e innocenza, i suoi lavori vogliono essere mezzo inquisitorio sulla percezione dell’umana esistenza in tutti i suoi aspetti mutabili e contraddittori. Egli è noto come l’iniziatore di una nuova sinergia tra video installazioni e pellicole cinematografiche come testimoniato dall’opera “24 Hour Psyco” (nella quale la pellicola di A. Hitchcock viene rallentata fino a durare un giorno intero) grazie alla quale l’artista ha conquistato la fama a livello internazionale.
Louise Lawler appartiene alla generazione di artisti che dalla fine degli anni ’70 e durante gli anni ’80 hanno usato la fotografia come mezzo espressivo rinnovandone il linguaggio e introducendovi elementi di assoluta novità. Obiettivo della Lawler è stimolare l’osservatore a guardare ed interpretare le opere d’arte in modo libero, non secondo schemi consueti stabiliti. Per questo nei suoi lavori appaiono spesso opere di altri artisti. La sua ricerca fotografica indaga sull’arte e i suoi ruoli. L’artista fotografa opere d’arte mettendo in luce le modalità con le quali esse sono scelte e mostrate nei luoghi deputati alla fruizione artistica. L’analisi della relazione arte-contesto rivela aspetti cruciali ma spesso nascosti sul significato dell’arte nella società occidentale. In questo modo attraverso i suoi lavori sottolinea l’influenza del contesto sulla nostra percezione dell’oggetto artistico, interrogandosi sull’arte come privilegio e potere e sulla funzione sociale del gusto.
Andres Serrano, scardinare il confine tra normalità e perversione può significare lottare contro un’autorità sorda ai principi della tolleranza. L’impressione è che nel lavoro di Serrano persistano le motivazioni politiche che hanno segnato il suo esordio. Avvenuto al fianco del Group Material, il gruppo di artisti operante a New York che nel dicembre del 1980 organizzò una serie di eventi sul tema della alienazione, presentando oggetti d’arte, film, conferenze di accademici e contributi della gente comune. La sua immaginazione sembra tuttora attingere, in prima sostanza, ai temi sociali. Il lavoro di Serrano è estraneo al coinvolgimento fisico di alcuni performer o alla crudezza di certe istantanee. Le sue foto corrispondono a situazioni reali, ma non sono realistiche. Serrano non modifica mai il taglio originale dell’inquadratura, né manipola mai le foto dopo averle scattate. Ciascuna immagine però è costruita e i modelli sono in posa. L’evento eccezionale nel lavoro di Serrano sta nella capacità con cui l’artista trasfigura la realtà. Anna Gaskell Tra suggestioni letterarie, cinematografiche e ossessioni personali, le nuove opere dell'artista esplorano l'idea di costruzione artificiale di un essere femminile perfetto, rivedendo in chiave contemporanea un tema caro alla letteratura "gotica". Le opere dell'artista esplorano la possibilità di controllare e determinare la propria storia. In un dialogo con fonti letterarie, la Gaskell analizza l'immagine della donna quale essere artificiale, ipotizzando la costruzione di una possibile progenitrice.
Christian Marclay arrivato a New York nel’78, inizia ad accumulare vinili acquistati per non più di un dollaro in svendite o mercatini dell’usato. Come i pionieri dell’hip hop, Marclay difetta del rispetto dovuto alle incisioni, ma si muove diversamente: manipola la plastica con tagli, calore, materiali incollati. Lo seducono le imperfezioni, la corruzione naturale o artificiale del vinile: memento dello slittamento tra l’opera originariamente concepita e l’occorrenza specifica d’ascolto.
Nan Goldin La sua opera è inseparabile dalla sua vita, segnata dal suicidio della sorella. E’ proprio fotografando la propria famiglia che inizia il suo lavoro fotografico. In seguito rimane molto vicina all'album di famiglia sia per la tecnica che per i soggetti scelti. Nel suo lavoro è difficile distinguere ciò che è spontaneo da ciò che è messo in posa, ciò che è costruito da quello che è colto al volo. Vi si vede il suo entourage subire il travaglio della vita: vecchiaia, amore, morte, infanzia si succedono nei pochi secondi della proiezione prima dell'immagine successiva. Questo gruppo di persone a lei vicine di cui molte sono scomparse risulta ghermito in una congiura orchestrata dalla morte. Le foto, anche se danno l'impressione di essere state rubate, non sono mai scattate con il soggetto troppo vicino all'obiettivo per risultarne sorpreso. Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston.
Postato Mercoledi 27 Febbraio 2008 - 13:14 (letto 108 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
P E T I T F O R M A T |
 P E T I T F O R M A T
MERCOLEDì 5 DICEMBRE 2007 ore 18.30
ANDREA AQUILANTI, BRUNO CECCOBELLI, GIANNI DESSì, ANDREA FOGLI, GIUSEPPE GALLO, MICHAELA MARIA LANGENSTEIN, LUCIA LEUCI, FELICE LEVINI, NUNZIO, LUIGI ONTANI, PIERO PIZZI CANNELLA, PIERO POMPILI, GIUSEPPE PULVIRENTI, OLIVIERO RAINALDI, MAX RENKEL
Postato Martedi 27 Novembre 2007 - 15:42 (letto 266 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
Saluti da un amico lontano |
 Lorenzo Canova presenta Andrea Nicidemo innaugurazione Venerdí 12 Ottobre ore 18:30
Nel suo recentissimo ciclo di opere, Andrea Nicodemo ha concepito un'installazione le cui parti composite creano una sorta di armonia discorde dove l'artista riesce a condensare le sue riflessioni sulla comunicazione, sulle relazioni interpersonali e sulle attese indotte dalla nostra esistenza.
Andrea Nicodemo attraversa strumenti e forme espressive conservando peró una rigorosa coerenza stilistica, una visione severa che si serve di codici iconici e aniconici, di pittura, oggettualità e digitale per trovare leá coordinate di un linguaggio quasi primario della riduzione dove tutti gli elementi nella loro estrema e sofisticata semplificazione sono concepiti al massimo della loro funzione comunicativa e delle loro potenzialitá concettuali.
La busta strappata che é al centro di questo progetto, sempre sul punto di rivelare il suo contenuto senza scoprire mai realmente le parole e il senso della lettera al suo interno, diventa cosí un elemento di sospensione, di apprensione e di speranza. Il viaggio della lettera e la sua presenza ambigua creano cosí una sorta di cammino diretto verso una nuova consapevolezza fondata su un tragitto enigmatico, dove il contenuto della lettera non é mai chiarito ma dove il mistero stesso che nasce da questa situazione incerta puó rappresentare un elemento di trasformazione e di conoscenza che va oltre le apparenze toccando un registro piú profondo e intangibile.
Possiamo cosí immaginare la persona che ha scritto la lettera, l'arrivo della busta, possiamo quasi toccare la stessa busta semi aperta o rinchiusa in una teca come una reliquia, ma probabilmente l'artista é interessato a non concludere il suo discorso, a lasciare che siano gli spettatori a ricomporre questo mosaico interrotto come meglio possono o preferiscono, scoprendo in loro stessi il senso personale di questa strana vicenda epistolare.
Non a caso, Nicodemo conclude la sua installazione con un quadro di geometria in bilico tra immagine e non oggettività, dove le forme che ricordano dei parallelepipedi sembrano aprirsi come una porta, alludendo forse alla conclusione del percorso nato e guidato dalla lettera, il cui significato, alla fine del viaggio, sará ormai chiaro grazie alla luce eloquente del suo silenzio.. Postato Venerdi 05 Ottobre 2007 - 21:53 (letto 193 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
Indifferente |

“INDIFFERENTE”
a
cura di Maurizio Faraoni
Galleria Ugo Ferranti
– Roma
Venerdì 16 Marzo 2007- ore
18
Andrea Aquilanti, Andrea Fogli
, Michaela M. Langenstein, Marina Paris, quattro artisti, quattro differenti
mezzi espressivi, quattro sguardi “indifferenti” su un vissuto comune,
che presentano in questa occasione dei nuovi lavori.
L’indifferenza, non guarda
il mondo, anche quando lo vede. Semmai lo rispecchia o lo riproduce
fedelmente, senza sentire l’esigenza di intervenirvi con il pensiero
o con il corpo.
Il suo sguardo è assente,
distratto. L’indifferenza fa parte del mondo.
Tutti noi siamo indifferenti
a qualcosa in un certo momento e , forse, in qualche momento a tutto,
o in tutti i momenti a qualcosa. Ma non si può essere indifferenti
a tutto in tutti i momenti, poiché al di qua e al di là del confine
che separa la natura dalla cultura, indifferentemente, non è possibile
vivere l’indifferenza assoluta; ma è possibile aspirarvi, immaginarla
e viverla nella massima intensità, per qualche istante.
Un’arte che vive e si nutre
in se stessa, indifferente a tutto ciò che intorno ad essa si muove
nel ritmico e continuo scorgere del tempo; un’arte che è oggi più
che mai indifferente alle cose del mondo.
Gli artisti presentano qui,
lavori che trovano in se stessi la propria ragion d’essere. E’ questo
il tratto comune che lega i lavori dei singoli artisti, quasi a rompere
quella tradizione che vede l’arte “prima” e più autorevole portavoce
dei mutamenti storici e sociali.
Andrea Aquilanti, già
da diversi anni ha intrapreso una rigorosa linea di ricerca che intreccia,
l’abilità manuale della pittura con le infinite applicazioni dei
media tecnologici. Qui presenta una video-installazione di un’immagine
tridimensionale che, proiettata su un angolo della parete, è ridisegnata
dall’artista tramite una stesura pittorica cromatica ed un disegno
che continua oltre la video- proiezione. Nella parete opposta, dove
è situato il disegno originale, l’artista attraverso un video proiettore
ripropone la stessa immagine sottraendola al suo cromatismo, per lasciare
al bianco ed alle ombre della proiezione gli unici elementi visibili.
Il lavoro che Aquilanti presenta, implica ancora una volta un
coinvolgimento totale dello spettatore, creando un’interazione con
l’opera attraverso la sua ombra.
Andrea Fogli
presenta una scultura in gesso in cui si evidenzia la sua costante ricerca
di una fedeltà ad un’arte intesa non come registrazione della realtà
o mero procedimento concettuale, ma come atto di visione, proiezione
di un luogo metafisico, psichico ed immaginale.
In quest’opera emerge la
visione di un luogo disabitato dalla presenza umana; una sorta di organismo-isola
che invita lo spettatore a girargli intorno per cogliere il metafisico
susseguirsi degli orizzonti e dei paesaggi. E’ una natura polimorfa,
una sorta di essere ibrido, ove la materia è viva.
L’informe che diviene forma.
L’isola non poggia solidamente su se stessa, ma è un essere sospeso
dove si ricrea una distanza da ciò che è reale e da ciò che non lo
è; c’è l’idea onirica del guardare oltre. L’arte vuole rispecchiare
il mondo, Andrea Fogli segue invece una strada visionaria, romantica.
Michaela M. Langenstein
, attraverso un originale utilizzo del mezzo fotografico,affronta
un itinerario che percorre, in direzioni alterne immagini realistiche
a immagini astratte, fino a mettere in discussione il significato stesso
di questa dicotomia. Lavori di formati differenti, immagini “indifferenti”
una all’altra che pur convivono in maniera autonoma trovando un giusto
equilibrio. La sperimentazione del suo lavoro arriva a spaziare nel
vasto universo cosmico riproponendo una visione trasfigurata della realtà.
Marina Paris
continua a portare avanti da due anni, un lavoro di ricerca improntato
sull’analisi di luoghi transitori, sale d’attesa, periferie suburbane,
bagni di scuole,di caserme, di treni, di tutti quei luoghi non luoghi
dove la moltitudine degli esseri che vi circolano ,sono indifferenti
a quanto accade intorno.
Sono luoghi legati ad una realtà
comune; tutto è vuoto, silenzioso ed impersonale. Manca ogni elemento
significativo degno di una nota interessante, emozionante o che sia
in grado di attirare l’attenzione. Sono immagini in cui si percepiscono
solo allusioni a vari avvenimenti possibili, ad attività immaginabili,
ad azioni logicamente previste, ma senza manifestazioni visive. L’indifferenza
che si stacca dai contenuti fa si che l’artista riesce realisticamente
a descrivere il luogo. Da questa oggettività fredda, quasi documentaria,
emerge anche una certa ironia, celata dietro ai fatti reali. L’artista
partendo da uno studio reale dei luoghi con l’utilizzo del mezzo fotografico,
arriva poi tramite la manipolazione di queste immagini, ad un commento
emotivo con una capacità di farsi partecipe alle varie situazioni della
realtà attraverso questi disegni a china. Il tratto fragile delle linee
sottili indica proprio una smaterializzazione dell’oggetto, del luogo
d’origine, continuando ad esistere solo idealmente. Queste immagini
mostrano frammenti di una banale routine, di quelle nostre intime situazioni,
di quei luoghi proibiti.
Maurizio Faraoni
Galleria Ugo Ferranti
– via dè Soldati 25A , 00186 Roma
Tel/fax +39-06.68802146. email: ugo_ferranti@libero.it
www.galleriaferranti.it orari 11-13 / 16-20,sabato e
festivi chiuso
Postato Giovedi 08 Marzo 2007 - 19:09 (letto 355 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
Fuoridentro |

Stefano Scheda - Fuoridentro
a cura di Peter Weiermair
Inaugurazione venerdì 19 gennaio 2007, ore 18 dal 20 gennaio al 15 marzo 2007
 Ulteriori immagini nella sezione dedicata agli eventi [ Qui]
Fuoridentro è il titolo che Stefano Scheda usa da circa un anno, per indicare il significato essenziale delle sue ultime mostre. Questa opposizione spaziale caratterizza non solo una composizione banale fisica ma anche una condizione psichica e dell’anima, rilevante in tutte le dimensioni dell’esistenza. Il sentimento del terrore del cadere, vecchia immagine dei nostri sogni, già caratterizzava i suoi lavori fotografici degli anni novanta, nei quali i modelli nudi maschili si relazionavano alle atopiche architetture dei cantieri-non luoghi, creando metafore dello slittamento, della caduta e del ribaltamento, suscitando nel visitatore l’impulso a decifrare l’ambiguità delle immagini. Negli ultimi anni Scheda utilizza grandi specchi, sia nelle performance-installazioni con persone e paesaggi, sia nella rappresentazione di case deserte, del mare, nei suoi oggetti mobili e negli ultimi video fantascientifici, come Reality Show of Allucination (ZKM, Karlsruhe, 2006) dove la difficoltà di distinguere fra illusione e realtà estremizza il coinvolgimento interattivo e conduce allo spaesamento come metafora esistenziale.
In mostra da Ugo Ferranti, le case sigillate da specchi riflettono il fuori e insieme parlano del dentro, e questo contrasto di finzione e realtà diventa la superficie di un complesso di domande che noi rivolgiamo all’immagine. L’interesse per il mare e l’orizzonte sono parametri della ricerca di Scheda che assume anche un risvolto socio-politico, in particolare nei lavori sul tema degli uccelli e delle gabbie. Chi è libero? Chi è prigioniero? Chi è nudo? Chi è vestito? La gabbia mette in scena la metafora dell’irritazione spaziale, paradigma di un’irritazione della psiche. La riflessione sulla percezione della realtà e la sua possibile traduzione mediale, la relazione tra l’evento e la sua immagine riflessa è espressa in mostra attraverso la versatilità dinamica dell’artista nell’utilizzo di mezzi diversi, come foto-messa in scena, video e un oggetto, tutti caratterizzati da una moltitudine di significati.
Peter Weiermair
Postato Mercoledi 03 Gennaio 2007 - 21:17 (letto 377 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
|
 GIUSEPPE PULVIRENTI fosforo
a cura di Angelo Capasso
Inaugurazione sabato 18 novembre 2006 ore 18.00
“Fosforo” è il titolo della nuova mostra di Giuseppe Pulvirenti e la nuova tappa della sua ricerca nell’Arte. La mostra presenta una installazione di cinque opere che compongono le coordinate attorno cui ruota il lavoro proposto. Si tratta di: “Ricarica Monumento alla Tecnica” (bronzo fuso, filo di nylon, pittura acrilica e fluorescente su primer acrilico), “Analogico stabl-t” (tre elementi montati, bronzo fuso, pittura acrilica e fluorescente su primer acrilico), “Supporto plastico digitale” (due elementi montati, bronzo fuso, pittura acrilica e fluorescente su primer acrilico), “Ricambio antropomorfo luminoso” (bronzo fuso, pittura acrilica fluorescente e fosforescente su primer acrilico) e “Fosforo” (bronzo fuso, pittura acrilica fosforescente su primer acrilico). I cinque elementi agiscono singolarmente su principi diversi, seppure su un unico grande sfondo culturale: la scultura, di cui l’elemento principe usato nella mostra, il bronzo, è ad un tempo testimonianza e memoria.
Pulvirenti propone una nuova riflessione sullo status della scultura, partendo dalle sue qualità primarie forma/contenuto, materia/idea, consistenza/leggerezza, presente/memoria, immanenza/immortalità, monumentalità/inconsistenza.
Il “Fosforo” cui il titolo della mostra fa riferimento è un elemento che pervade la mostra nelle sue qualità fisiche e simboliche. E’ un rimando al pianeta di Venere foriero del giorno (comunemente chiamato Lucifero), ma anche al materiale che brucia a contatto con l’ossigeno, ed è luminoso nella oscurità, ma anche alla sua particolare scoperta, avvenuta nel 1669 da parte di Brandt, un alchimista che cercando la pietra filosofale, scoprì il Fosforo, che non cercava.
L’opera centrale della mostra, dal titolo “Fosforo” appunto, ricompone le qualità diverse della ricerca esemplificate in questa mostra: “Si tratta di una meta-scultura che (con)fonde 10 sculture di bronzo realizzate dall’artista dal 1988 al 2003. Una sublimazione a parabola discendente, che scioglie la memoria in nuova materia solida, richiamando al pensiero il recupero in atto, proprio della ricerca scientifica corrente, dove la ricerca si muove con un doppio passo, tra conservazione ed innovazione.”, come scrive Angelo Capasso nel videocatalogo della mostra.
Durata della mostra: 18 novembre 2006 - 18 gennaio 2007 Orario: 11-13 / 16 - 20 Sabato e festivi chiuso
Postato Sabato 25 Novembre 2006 - 14:26 (letto 358 volte)
Leggi tutto | Commenti? | Stampa |
|
|